Parola di vita – Giovanni 16, 32

“Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio – eis ta idia (originale greco) e Mi lascerete solo; ma Io non sono solo, perché il Padre è con Me”

Questa parola Gesù pronunciò la sera prima della Sua morte. Per capire quel versetto si possono leggere almeno 5 versetti precedenti e 5 versetti seguenti. Ma il modo migliore è leggere interi capitoli 16 e 17 di Giovanni. Questa espressione è la risposta alle parole precedenti degli apostoli, i quali riconoscono la fede nella missione divina di Cristo. Gesù mostra loro la fragilità della loro fede – verrà una leggera prova e loro si disperderanno. Quella notte gli apostoli si dispersero e Pietro, che prima era l’eroe e seguiva Gesù, in mezzo alle pressioni e l’odio verso Gesù cedette alla paura per se stesso e rinnegò Cristo. Dopo si è pentito. Gesù conosceva la fragilità degli apostoli. Egli conosce anche la nostra fragilità. La nostra natura vecchia – la nostra psiche, che è violata dall’infezione del peccato originale, – in un momento critico crederà alla paura, ma a Cristo e alla Sua parola non crede.

Commento ai Romani 8, 35-36

 

Romani 8, 35: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione,

la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”

Chi è Dio? Che cos’è l’amore di Dio? Noi lo possiamo comprendere anche con la ragione. Dio è il Creatore di tutto ciò che è visibile ed invisibile. Lui ha creato anche me. Egli mi conosce, mi ha dato lo Spirito della vita e per mezzo dei miei genitori terreni anche questa vita terrena. Vuole darmi anche la felicità più grande che dura per tutta l’eternità. Lui ha dato per me Suo Figlio Unigenito alla morte vergognosa. Questo amore divino io devo accogliere. Esso è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. C’è anche amore terreno, umano, maggiore manifestazione del quale si trova nell’amore della madre verso il propri figli. L’amore di Dio è eterno. “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, Io invece non ti dimenticherò mai” (Is. 49, 15). Dio si ricorda di te. Egli ti ama più che tu ami te stesso. Quando finirà l’amore di Dio verso di te? Tra un anno? Tra vent’anni? Tra cinquant’anni? Mai! L’amore di Dio verso di te è eterno. Ancora prima della creazione dell’universo Dio ha pensato di te e già allora ti amò. Il Suo amore non finirà mai. Purtroppo, per quelli che rifiutano Dio, esso diventa un tormento eterno.

Ezechiele 36-37 – parola profetica

 

La parola profetica, indicata a Ezechiele nel esilio babilonese, è attuale oggi per Ucraina: Santificherò il mio Nome grande, profanato fra le nazioni (Ez. 36, 23). “…Io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo,… e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme... voi sarete il mio popolo e Io sarò il vostro Dio... Vi ricorderete della vostra cattiva condotta e delle vostre azioni che non erano buone e proverete disgusto di voi stessi per le vostre iniquità e i vostri abomini... Le nazioni che saranno rimaste attorno a voi sapranno che Io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e coltivato di nuovo la terra che era un deserto. Io, il Signore, l’ho detto e lo farò (Ez. 36, 25-36).

Commento ai Romani 8, 9-10

 

“Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non Gli appartiene. E se Cristo è i voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione”

(17-31 marzo 2013)

All’inizio dell’ottavo capitolo vengono indicate le polarità che ci sono tra la carne e lo spirito. È indicato che qui c’è il limite che divide l’umanità a uomini carnali e a quelli spirituali. La radice di questa scelta è già nell’anima umana. L’uomo che con le sue potenze spirituali – ragione e volontà – sceglie lo stile egoistico della vita, cioè carnale, deve contare che „chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà la corruzione“ (Gal. 6, 8). L’uomo che accoglie lo Spirito di Cristo, cambia la sua vita, riceve luce e forza. Ciò è collegato con piccole rinunce quotidiane di se stessi, con umiliazione, con la via della verità e con l’imitazione di Cristo. Il frutto è la pace interiore e felicità, anche nelle situazioni difficili perché Dio aiuta a quel uomo.

Meditazione sui Romani 7, 20-23

Romani 7, 20-21: “Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo,  ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me” (28 ottobre – 11 novembre 2012)
Romani 7, 22-23: “Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra” (11-25 novembre 2012)

Tutto settimo capitolo della Lettera ai Romani parla delle leggi. Vi è la legge di Dio, la legge del peccato ed anche la legge dello Spirito. La funzione di ciascuna di queste leggi dipende su quale territorio ci troviamo. Se noi siamo in Adamo, cioè nella nostra natura corrotta il nostro spirito sta sotto il potere della legge del peccato.

Meditazione sui Romani 7, 16-19

Romani 7, 16-17: “Ora se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (30 settembre – 14 ottobre 2012)
Romani 7, 18-19: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio,  ma il male che non voglio” (14 – 28 ottobre 2012)

Apostolo Paolo su se stesso scopre la realtà della legge del peccato. Si tratta qui della pressione psicologica la quale costringe san Paolo e ciascuno di noi di compiere il male che noi non vogliamo. Apostolo dice che la causa di ciò è il peccato che vive in me. Apostolo indica anche che il bene che io desidero non abita in me. Che ingiustizia questa.

Meditazione sui Romani 7, 13-15

“Ciò che è bene è allora diventato morte per me? No davvero! È invece il peccato: esso per rivelarsi peccato mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perchè il peccato apparisse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento” (2-16 settembre 2012)

“Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto” (16-30 settembre 2012)

Nei versetti 13-19 si parla del peccato, che si è servito del bene per causarmi la morte. Attraverso i Comandamenti di Dio si è rivelata la sua forza peccaminosa oltremisura. Il comandamento di Dio da solo non dà la forza di vincere il peccato. Dalla nostra nascita noi siamo sotto la schiavitù del peccato. Chi ci ha venduto?

Meditazione sui Romani 7, 9-12

“E io un tempo vivevo senza la legge. Ma sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita e io sono morto; la legge che doveva servire per la vita,
è diventata per me motivo di morte. Il peccato infatti, prendendo occasione dal momento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la legge è santa e santo e giusto e buono è il comandamento”

Nei versetti 9-12 si parla della legge, dei comandamenti, del peccato, della morte, dell’uccisione… Di nuovo viene sottolineato che la legge è santa e che il comandamento è santo e giusto e buono. È detto anche che quando è venuta la legge il peccato ha preso vita e io sono morto. Quindi, il comandamento che avrebbe dovuto darmi la vita, mi ha portato invece la morte. Qui si indica al mistero del peccato e che il peccato abusa dei comandamenti divini.

Commento ai Romani 7, 7-8

Romani 7, 7: “Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare”  (8-22 luglio 2012)

Romani 7, 8: “Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto”  (22 luglio – 5 agosto 2012)

A causa del peccato gli angeli sono stati gettati nell’abisso infernale. Il peccato del primo uomo – disobbedienza – ha portato la morte. La morte si è incarnata nell’anima umana e l’ha sottomesso a sé. Dal momento del primo peccato tutto il genere umano ed ogni uomo nasce come schiavo del peccato. Sull’anima umana domina la legge del peccato e della morte. L’uomo difende ciò che gli fa danno e si oppone a ciò che è buono per lui. Per poter orientarsi Dio ha dato all’uomo la Sua legge. Ma poichè l’uomo si è congiunto col peccato e sta nella sua schiavitù, la Legge divina – che è buona e santa –per lui è un peso insopportabile dal quale vuole liberarsi ad ogni costo.

Meditazione sui Romani 7, 5-6

“Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte”

(10-24 giugno 2012)

“Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera”

(24 giugno – 8 luglio 2012)

La Sacra Scrittura dice che noi siamo morti alla legge con il corpo di Cristo, cioè attraverso Gesù crocifisso, e che noi dobbiamo camminare nella novità di Spirito. Noi che siamo uniti con Lui nella Sua morte realizziamo il Corpo Mistico di Cristo. Mediante la Sua morte siamo morti al peccato e contemporaneamente siamo morti alla legge, cioè alle esigenze delle leggi di Dio le quali noi non possiamo compiere con le nostre forze. Esse indicano al nostro peccato, che noi trasgrediamo le esigenze della Legge.


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