Riflessione su Fil 1,29

Poiché per riguardo al Cristo,
a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Lui,
ma anche di soffrire per Lui.

Questo versetto è preceduto dalle parole dell’Apostolo: “Soltanto, comportatevi in maniera degna del vangelo di Cristo; e sia che venga a vedervi, sia che resti lontano, oda dire di voi che persistete in un solo spirito, lottando unanimi per la fede del vangelo, e che gli avversari non vi atterriscono per nulla: questo è un indizio sicuro, per loro di perdizione e per voi di salvezza, e ciò da parte di Dio” (v. 27-28). L’Apostolo prosegue: “Affrontando la medesima lotta che vedeste da me sostenuta e che, come sapete, è tuttora in corso”. E inoltre l’Apostolo scrive: “Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d’amore, qualche comunione di Spirito, qualche tenerezza e compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo e una sola mente. Non fate niente per ambizione né per vanagloria, ma con umiltà ritenete gli altri migliori di voi”. (2,1-3).

Riflessione su Eb 10,25

Non disertiamo dalle nostre riunioni come è costume di alcuni,
ma incoraggiamoci, tanto più quanto vedete che il giorno del Signore
sta avvicinandosi.

Questo versetto è preceduto dalle parole: “Manteniamo senza vacillare la professione della speranza, infatti colui che ha promesso è fedele, e facciamo attenzione gli uni agli altri per accenderci a carità e ad opere buone”. I gruppi che si riunivano nel momento in cui l’Apostolo scrisse questa lettera erano probabilmente piccoli quanto il nostro. Ma queste parole valevano e valgono soprattutto per i piccoli gruppi di preghiera, che portavano il peso della Chiesa e gridavano a Dio, come oggi, chiedendo luce, forza e salvezza.

Percepiamo che l’esigenza biblica della koinonia, cioè la formazione della comunione fraterna, è oggi molto attuale. Un gruppo di uomini cristiani si riunisce per pregare e chiedere Dio per sé e per le anime loro affidate.

Riflessione su Eb 12,1

“Dunque anche noi, dal momento che abbiamo una tale
nube di testimoni che ci circonda,
con pazienza corriamo la gara che ci viene messa innanzi,
dopo aver deposto tutto ciò che appesantisce e il peccato che ci irretisce”

Questo versetto della Scrittura è preceduto dall’esempio di tutta una moltitudine di testimoni menzionati in tutto il capitolo 11. E questo capitolo termina così: “E tutti questi pur avendo ricevuto, a causa della fede, una buona testimonianza, non raggiunsero la promessa, avendo Dio predisposto per noi qualcosa di meglio, perché non arrivassero alla perfezione senza di noi”.

Segue poi il versetto che reciteremo per due settimane. Inizia con le parole: “Dunque anche noi, dal momento che abbiamo una tale nube di testimoni che ci circonda…”, e prosegue: “…con pazienza corriamo la gara che ci viene messa innanzi, dopo aver deposto tutto ciò che appesantisce e il peccato che ci irretisce”. Il versetto successivo è la continuazione del precedente: “…avendo lo sguardo fisso su Gesù, autore e consumatore della fede…”. E leggiamo più avanti: “…il quale, in luogo della gioia che gli si proponeva davanti, si sottopose alla croce, sprezzando l’ignominia, e ora siede alla destra del trono di Dio. Infatti ripensate a colui che ha sofferto in se stesso siffatta contraddizione, da parte dei peccatori, per non stancarvi, lasciandovi intorpidire nelle anime vostre.

Riflessione su Eb 13,8

“Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e nei secoli!”

Prima che Gesù risuscitasse Lazzaro, che era nel sepolcro da quattro giorni, Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Gesù gli disse: “Tuo fratello risorgerà”. Marta rispose: “So che risorgerà nella risurrezione all’ultimo giorno”. Gesù gli disse: “Io sono la risurrezione e la vita”.

Gesù è lo stesso ieri, oggi e nei secoli. Quindi Egli ha lo stesso potere e può resuscitare i morti anche oggi, specialmente quelli spiritualmente morti. Può fare le stesse cose che faceva quando era qui sulla terra. Quando leggiamo la vita dei santi e dei martiri, vediamo che attraverso molti il Signore ha compiuto grandi miracoli prima di morire, cioè mentre venivano martirizzati. Ad esempio, i miracoli con le bestie feroci, quando i leoni affamati nell’arena non fecero a pezzi i martiri, ma li leccarono e si sedettero ai loro piedi come pecore. Altre volte, quando venivano imprigionati dopo crudeli torture, i loro corpi venivano completamente ristabiliti il giorno successivo. Questo è stato il caso di innumerevoli martiri. Alcuni furono addirittura gettati nella fornace e ne uscirono illesi. Vedendo ciò, molti pagani gridarono: “Grande è il Dio dei cristiani!” Grazie a questi miracoli si convertirono e confessarono Gesù.

Riflessione su Eb 11,6

Senza fede è impossibile piacere a Dio.
Chi si avvicina a Dio deve credere che Egli esiste
ed è rimuneratore per quelli che lo cercano.

Questo versetto fa parte del noto capitolo 11 della Lettera agli Ebrei. È preceduto dai seguenti cinque versetti: “La fede è garanzia delle cose sperate, prova per le realtà che non si vedono. In questa infatti gli antichi hanno ricevuto una testimonianza. Per la fede, noi comprendiamo che i mondi furono formati per una parola di Dio, di modo che da cose non visibili è derivato ciò che si vede. Per la fede Abele offrì a Dio un sacrificio più prezioso di quello di Caino, e per essa ricevette la testimonianza di essere giusto, perché Dio rendeva testimonianza ai doni di lui, e per essa dopo la morte continua a parlare. Per la fede Enoch fu trasportato in modo da non vedere la morte, e non lo si trovò, perché Dio lo aveva trasportato. Prima infatti del trasferimento ricevette testimonianza che era piaciuto a Dio”. (Eb 11, 1-5).

Riflessione su Eb 9,27

“E come è stabilito per gli uomini di morire una volta sola,
dopo di che viene il giudizio”.

Il versetto successivo 28 dice: “Così anche Cristo una volta sola è stato offerto per levar via i peccati di molti, e apparirà una seconda volta, senza peccato, per quelli che lo attendono, per la salvezza”.

Il proverbio dice: L’uomo saggio pensa alla fine, cioè alla morte. Ma non basta pensare alla morte, bisogna pensare anche all’eternità, che può essere felice o infelice. La condizione per un’eternità felice è mantenere la nostra fede in Gesù Cristo, perché la Sacra Scrittura dice: “Chiunque crede in Lui sarà salvato”. La migliore preparazione alla morte e all’eternità avviene attraverso un atto di perfetta contrizione. Consiste nel riconoscere il proprio peccato davanti a sé e davanti a Dio, guardando con fede la croce di Gesù e invocando il Suo nome.

Riflessione su Mt 7, 21

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”,
entrerà nel regno dei cieli,
ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.»

Dopo queste parole Gesù continua nel Vangelo: «Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetizzato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e fatto molti prodigi nel tuo nome?” Allora dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti; Allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità».

Gesù parla qui di un falso discepolo, dicendo che tali discepoli non saranno salvati, perché sebbene usino frasi religiose e si facciano scudo nel nome di Gesù, fanno l’esatto contrario. Inoltre, anche se profetizzassero, scacciassero demoni o facessero molti prodigi, non li aiuterebbe a essere salvati.

Riflessione su Mt 7,19

“Ogni albero che non dà frutti buoni viene tagliato
e gettato nel fuoco”.

Gesù non parla qui di un albero fisico, ma piuttosto dell’uomo e delle sue opere malvagie. Lo dice alla fine dell’dichiarazione sui falsi profeti, che vengono in veste di pecore ma dentro sono lupi rapaci. Gesù continua: “Dai loro frutti li riconoscerete”. E poi aggiunge: “Si raccolgono forse uve dalle spine o fichi dai rovi?”. E poi: “Ogni albero buono dà frutti buoni, ma l’albero cattivo dà frutti cattivi. Non può un albero buono dare frutti cattivi, né un albero cattivo dar frutti buoni”.  Con una natura corrotta dal peccato originale, siamo in realtà incapaci di portare frutti che durano per sempre. La radice del peccato originale è il seme del diavolo. Questo è l’orgoglio dell’auto-deificazione e della ribellione contro Dio: sia esso l’orgoglio e l’arroganza grossolani e evidenti, o il sottile orgoglio spirituale dei farisei, che è ancora peggio.

Riflessione su Mt 7,15

Guardatevi dai falsi profeti: essi vengono a voi in veste di pecore,
dentro invece sono lupi rapaci.

Anche questo monito di Cristo è molto attuale. Oggi molti pastori della Chiesa non sono più servitori di Cristo, ma servitori dell’anticristo. Naturalmente, questo non è riconosciuto esternamente. Si travestono davvero da pecore e usano metodi psicologici per manipolare le persone. Parlano di amore, di compassione, di ascolto, di discernimento, di accoglienza, di accompagnamento, e tutto questo è in realtà una trappola dietro la quale si nascondono le zanne di lupi famelici che dilaniano anime ingannate ingenue e spesso sincere. Questi pastori parlano solo di amore, ma evitano il vero amore: la croce di Cristo.

Riflessione su Mt 7, 13

“Entrate per la porta stretta;
poiché spaziosa è la porta e larga la via che conduce alla perdizione;
e molti sono quelli che vi si incamminano.”

L’avvertimento di Gesù è molto serio. Riguarda ciascuno di noi. Dare ascolto a questo serio consiglio produce il frutto della vita eterna e della felicità eterna nel regno dei cieli. La porta che conduce alla vita, però, è stretta, e purtroppo molti non la conoscono, non vogliono cercarla, e se gli viene additata la boicottano con loro danno temporaneo ed eterno. Gesù invece avverte della porta spaziosa e della via larga che conduce alla perdizione eterna. È una tragedia e una realtà dolorosa che così tanti abbiano scelto questa via larga che porta alla perdizione. Questa via larga non porta la vera felicità e la vera pace in questa vita, ma l’inquietudine dell’anima e l’incertezza. Poi, nell’ora della morte, arriva la disperazione, seguita dalla dannazione eterna.

Riflessione su Mt 6,3

Ma quando fai un atto di beneficenza, non lasciare che la tua mano sinistra sappia cosa sta facendo la tua mano destra.

In relazione con questa affermazione, Gesù dice: “Guardatevi dal fare le vostre opere caritatevoli davanti agli uomini, per essere visti da loro. Altrimenti non avrete ricompensa dal vostro Padre che è nei cieli”. E poi Gesù spiega: “Perciò, quando fate un’opera caritatevole, non suonate la tromba davanti a voi come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, affinché abbiano gloria dagli uomini. In verità vi dico che hanno la loro ricompensa”. (Mt 6,1-2) E continua: “Ma quando fai un’opera caritatevole, non far sapere alla tua sinistra ciò che fa la tua destra, affinché la tua opera caritatevole sia segreta; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà apertamente”. Quindi, Gesù sottolinea che non dobbiamo cercare riconoscimento, e nemmeno gloria, dalle persone. Se applichiamo questo consiglio di Cristo, ci risparmiamo molte delusioni.

Riflessione su Mt 5,44

Ma io vi dico, amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano.

Gesù ci dice quale dovrebbe essere la nostra relazione con i nostri nemici:

1) dobbiamo amarli;

2) benedire coloro che ci maledicono;

3) fare del bene a chi ci odia;

4) pregare per coloro che ci maltrattano e ci perseguitano.

Ciascuno di questi quattro requisiti può sembrare assurdo a prima vista e dare l’impressione che, soddisfacendoli, apriamo la porta alla diffusione del male attraverso le persone malvagie. Il mondo ha standard diversi, che sono contrari alle esigenze di Cristo:

Riflessione su Rm 8,9

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Cosa significa essere nella carne, in altre parole essere carnali, e cosa significa essere nello Spirito, in altre parole spirituali? Essere nella carne significa avere una mente carnale, che non prende sul serio né Dio, né il giudizio di Dio, né l’eternità. La Scrittura dice che le opere della carne sono l’invidia, gli omicidi, i litigi, l’impurità, la stregoneria, ecc.

Cosa significa essere nello Spirito? Avere la nostra mente più profondamente unita allo Spirito di Dio. Allora per noi vale quanto segue: “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio”. (Rm 8,16)

Riflessione su Mt 5,20

“Poiché io vi dico che, a meno che la vostra giustizia non superi la giustizia degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.”

Se vogliamo essere onesti riguardo all’amore, dobbiamo gettare le basi della rettitudine (o giustizia). Oggi si parla spesso di amore. Si può sentire questa parola in ogni frase; tuttavia, per molti significa tutt’altro che vero amore. Rettitudine verso Dio significa dare a Lui ciò che Gli appartiene: il primo posto nella nostra vita, la vera adorazione, la sottomissione e l’osservanza delle Sue leggi e comandamenti. In secondo luogo siamo obbligati a praticare la rettitudine verso il nostro prossimo. Qui, purtroppo, molti cristiani, anche persone consacrate a Dio, mancano di un’adeguata comprensione della giustizia. La tendenza attuale è un approccio egocentrico puramente soggettivo che guarda ai propri interessi e diritti. I diritti e gli interessi degli altri sono per lo più ignorati. Questa è la causa di litigi, odio, ecc.


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