Riflessione su Isaia 53,5

“Ma egli fu trafitto per le nostre trasgressioni, fu schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci rende la pace fu su di lui e per le sue piaghe noi siamo stati guariti.”

Di chi parla il profeta Isaia? Parla della sofferenza di Gesù Cristo come del Messia atteso. Il profeta Isaia ascoltò e scrisse le sue parole nel periodo compreso tra il 740 ed il 700 aC. Lo Spirito di Dio gli ha rivelato il mistero della sofferenza di Cristo per i nostri peccati. I versetti 3 e 4 recitano: “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori …” Il giorno della morte del Signore, gli apostoli lo abbandonarono per paura ed uno di loro, Giuda, lo tradì perfino. L’apostolo Pietro lo rinnegò tre volte quella mattina. Gesù ha sopportato grandi sofferenze soprattutto quando è stato flagellato fino a sanguinare in maniera consistente, coronato di spine e sulla via della Croce. Questa sofferenza raggiunse il culmine quando era appeso alla croce nell’umiliazione e nell’abbandono.

Il profeta Isaia continua: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato”. E il versetto 5, che reciteremo per le prossime due settimane, dice: “Egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci rende la pace fu su di lui e per le sue piaghe noi siamo stati guariti.”. Infatti, fu per i nostri peccati che le mani ei piedi di Gesù furono trafitti con i chiodi ed, infine, il Suo cuore venne trafitto con una lancia. Questo era per le nostre trasgressioni ed iniquità. Alla fine si dice che con le Sue lividure – ferite – siamo stati guariti. Non solo dalle ferite inferte alla crocifissione, ma anche dalle ferite provocate dalla crudele flagellazione e dal beffardo e doloroso coronamento di spine.

Ci sono due cose da capire su questo passaggio della Scrittura. In primo luogo, Gesù ha sopportato questa grande sofferenza per ciascuno di noi, per i nostri peccati, per le nostre trasgressioni contro Dio e per le nostre iniquità. In secondo luogo, è importante sapere che dalle Sue ferite siamo stati guariti dalle nostre sofferenze sia mentali che fisiche. Il Sangue delle piaghe di Cristo ci dona il perdono dei peccati. Il potere di questo Sangue opera anche attraverso l’invocazione del Santo Nome. “Chiunque invoca il nome del Signore (con fede) sarà salvato”. La condizione per la salvezza è la purificazione dal peccato. Ciò di cui abbiamo bisogno è la fede nella potenza del Sangue del Figlio di Dio. In questo Sangue c’è il perdono dei peccati, che ci dà una certezza di salvezza.

Un’altra cosa è la nostra guarigione attraverso le ferite di Cristo. Allo stesso modo, richiede fede nella potenza del nome di Cristo. Noi possiamo pregare per un miracolo fisico. Questo non significa che dobbiamo rifiutare farmaci efficaci od interventi chirurgici necessari. I medici prescrivono vari farmaci o trattamenti, ma è Dio che guarisce. C’è una vecchia battuta medica: “L’operazione ha avuto successo, ma il paziente è morto”. Quanto è vero il proverbio: “I medici curano, ma è Dio che guarisce”.

Per quanto riguarda le ferite dell’anima, la loro guarigione dipende quasi interamente dal rapporto personale con Cristo e dalla disponibilità a rispettare le Sue leggi e comandamenti, che stabilizzano anche la salute mentale. Quante malattie mentali ci sono oggi solo perché le persone hanno abbandonato i comandamenti di Dio e il rapporto con il nostro Salvatore, che perdona i peccati e guarisce le nostre anime.

La predicazione dell’intero Vangelo è connessa con la necessità di rispettare il primo Comandamento, perché attraverso le pratiche occulte come le varie forme di divinazione, magia o spiritualismo (compresa la consultazione con indovini o sensitivi) si cade sotto l’influenza di strane forze spirituali o, per essere precisi, forze demoniache, le cosiddette energie. Anche se si rompe con queste pratiche proibite da Dio, esse lasciano nell’anima profonde ferite spirituali che possono essere sanate solo da Dio, attraverso le ferite di Cristo. Egli compie questa operazione in maniera subitanea o per gradi. Se si è rinunciato radicalmente all’occulto per vivere una vera vita cristiana, e tuttavia le ferite rimangono in qualche misura non rimarginate, esse diventano una croce utile da portare, necessaria per la nostra umiliazione e purificazione.

 

Scaricare: Riflessione su Isaia 53,5

 

 


Email Marketing by Benchmark


Scegli la lingua

ukukukukukukplpghude


Email Marketing by Benchmark


Preghiera profetica, Ezechiele 37

Profetizza, Figlio dell’uomo

formato doc ,        formato pdf

Ricerca nel sito

Calendario

Aprile 2026
L M M G V S D
  1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30  

Parola di Vita

“Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate.”

Lu 24, 39 (12/4/2026 – 26/4/2026)

 

Vedere PAGINA VIDEO DEL PCB

VIDEO

Patriarcato Cattolico Bizantino

La preghiera contemplativa

Riflessione sulla Parola di Dio