L’ultima Cena e Getsèmani (La riflessione)



 

L’Ultima Cena

 

1. Riflessione sulla Parola di Dio

La sera del Giovedì Gesù celebra l’Ultima Cena con i Suoi apostoli. La Pasqua è collegata con il sacrificio dell’agnello e con la cena pasquale. Questa festa ricorda uscita di Israele dalla schiavitù del faraone, re d’Egitto. Gesù è venuto a liberare il genere umano dalla schiavitù del peccato e del demonio.

All’inizio Gesù lavò i piedi agli apostoli. Con questo diede loro l’esempio di umiltà e di amore. In seguito li mette in guardia contro lo spirito del tradimento, dietro il quale c’è il diavolo.
Poi Gesù parla di amore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri fratelli” (cfr. Gv. 15, 13).

Parla anche dello Spirito Santo: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità” (Gv. 16, 12-13).

Infine, Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia: “…il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo prese anche il calice, dicendo:”Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue… Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore finchè egli venga” (1 Cor. 11, 23-26).

Gesù già prima aveva detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv. 6, 56).

L’Eucaristia rende presente la morte di Cristo. La nostra unità con la morte di Cristo si compie con le parole: Padre,… non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 22, 42). Se veramente seguiamo Cristo in questo, lo Spirito Santo opera in noi.

 

Getsèmani

 

Dopo Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron. Vi era un giardino chiamato Getsèmani. Gesù disse: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate con me” (Mt. 26, 38).

Gesù ha pregato: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 22, 42). Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: “Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate!” (Mt. 26, 40-41). Gesù, pieno di afflizione e di angoscia, pregava ancora più intensamente. Il Suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

Nella prima preghiera, Gesù si rese conto della terribile sofferenza e della morte crudele che Lo attendeva.

Durante la seconda preghiera Gesù percepì l’abominio del peccato. Lui, l’Agnello immacolato, prende su di Sè tutti i peccati del mondo. Sperimenta grande angosсia.

Durante la terza, culminante preghiera, Gesù sperimenta insopportabili sofferenze psichiche.

Si rende conto che il frutto del peccato è la dannazione eterna nell’inferno. Vede che molti rifiuteranno il Suo sacrificio redentore e la Sua sofferenza per loro sarà vana!

Con la Sua obbedienza al Padre Gesù ha rotto la radice del peccato. Egli è il nostro modello dell’adempimento della volontà di Dio, anche a prezzo della più grande sofferenza!

 

2) Recitazione della Parola di Dio:

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc. 22, 42).

 

3) La preghiera con la Parola di Dio:

“Padre”“non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.

 

4) La preghiera del cuore:

“Abbà” (Padre)non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.

 

Scaricare: La morte e la risurrezione di Cristo (la preghiera contemplativa)

 

 


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