PCB: Francesco Bergoglio era un eretico pubblico o no? Parte 2
Dichiarazioni dei Padri della Chiesa, dei Papi e dei Concili
San Roberto Bellarmino: “Il papa che è manifestamente eretico cessa da sé di essere papa e capo, così come cessa di essere cristiano e membro del corpo della Chiesa”.
Padri della Chiesa
San Girolamo: “Gli altri peccatori sono esclusi dalla Chiesa con sentenza di scomunica, ma gli eretici si esiliano e si separano con il loro stesso atto dal corpo di Cristo. … Il non cristiano non può in alcun modo essere papa. … non può essere capo di ciò di cui non è membro” (Dialog. contro Lucif.).
San Cipriano: “Chi non è cristiano non è membro della Chiesa; e un eretico manifesto non è cristiano” (lib. 4, epist. 2).
Sant’Agostino: “Un eretico manifesto non è cristiano; pertanto, un eretico manifesto non può essere papa” (lib. De grat. Christ., cap. 20).
Sant’Atanasio: “Un eretico manifesto non è cristiano…” (Serm. 2 contro gli Arian.).
Dichiarazioni dei Papi e dei Concili secondo cui un papa eretico può essere giudicato
Papa Innocenzo III (1198): “Il Romano Pontefice può essere giudicato dagli uomini, o meglio può essere mostrato come già giudicato, se dovesse appassire all’eresia; perché ‘chi non crede è già stato giudicato’. In tal caso si dovrebbe dire di lui: ‘Se il sale perde il suo sapore, a null’altro serve se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini’” (canone Si Papa, distinzione 40, serm. II de consec. pontif.).
Il Sesto Concilio Generale (678-680) condannò postumo papa Onorio come eretico e lo scomunicò. Papa Leone II approvò il concilio.
L’Ottavo Concilio Generale (869-870) confermò che papa Onorio era stato giustamente anatematizzato per essere stato ritenuto colpevole di eresia. Papa Adriano II ratificò le decisioni del concilio.
Bolla dogmatica Cum ex apostolatus officio (papa Paolo IV, 1559):
“Se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo … o un cardinale di Romana Chiesa oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale o alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia, la sua promozione o elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali, sia nulla, non valida e senza alcun valore”.
“(Tale promozione o elevazione) … difetta di qualsiasi forza e non può conferire nessuna fermezza di diritto”.
“… si giudichi aver attribuito o attribuire una facoltà nulla, per amministrare a tali persone (cioè eretici) promosse come vescovi o arcivescovi o patriarchi o primati o assunte come cardinali o come Romano Pontefice…”.
“(Ai fedeli) … sia lecito ritenersi in qualsiasi momento ed impunemente liberati dalla obbedienza e devozione verso quelli in tal modo promossi ed elevati, evitandoli quali maghi, pagani, pubblicani ed eresiarchi”. (cfr. §6 e §7)
Alla fine della sua bolla, Paolo IV dichiara: “Pertanto, a nessun uomo sia lecito infrangere questo foglio di nostra approvazione, né contraddirlo con temeraria audacia. Che se qualcuno avesse la presunzione d’attentarvisi, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei suoi Beati Apostoli Pietro e Paolo”.
Dottori della Chiesa
“Un papa che è manifestamente eretico cessa da sé di essere papa e capo, così come cessa di essere cristiano e membro del corpo della Chiesa. E per questo può essere giudicato e punito dalla Chiesa”. (“De Romano Pontifice”, libro II, capitolo 30)
“È provato dagli argomenti d’autorità e di ragione che l’eretico manifesto è deposto ipso facto. L’argomento di autorità si basa su San Paolo (Tit. III) che ordina di evitare l’eretico dopo due avvertimenti, cioè dopo che abbia dimostrato un’ostinazione manifesta (ciò che significa prima di ogni scomunica o sentenza giudiziale)”.
“Sarebbe la condizione più miserabile della Chiesa se fosse costretta a riconoscere per pastore un lupo palesemente vagante”.
“Perciò la vera opinione è quella, secondo la quale un papa che è manifestamente eretico cessa da sé di essere papa e capo, così come cessa di essere cristiano e membro del corpo della Chiesa. E per questo può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questa è l’opinione di tutti gli antichi Padri, i quali insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione, e in modo particolare quella di san Cipriano (lib. 4, epist. 2)”.
Sant’Antonino di Firenze: “Nel caso in cui il Papa divenisse un eretico egli si ritroverebbe, per tal fatto stesso e senza altra sentenza, separato dalla Chiesa. Una testa separata dal corpo non può essere la testa dello stesso corpo dal quale essa è stata tagliata”.
San Francesco di Sales: “Quando il papa è esplicitamente un eretico, egli cade ipso facto dalla sua dignità e al di fuori della Chiesa…” .
Sant’Alfonso da Liguori: “Se Dio permettesse che un papa fosse notoriamente eretico e contumace, egli cesserebbe d’essere papa, e vacherebbe il pontificato (sede vacante)”.
Diritto canonico
Ius Canonicum di Wernz e Vidal (1943): “In forza dell’eresia notoria e apertamente divulgata, il Romano Pontefice, se in essa incorra, perde ipso facto il proprio potere di giurisdizione, anche prima di qualsiasi sentenza dichiarativa da parte della Chiesa”.
Udalricus Beste, Introductio in Codicem (1946): “Non pochi canonisti insegnano che, oltre alla morte e alla rinuncia, la dignità pontificia può essere persa anche a causa di una certa follia, che legalmente equivale alla morte, nonché per eresia manifesta e notoria. In quest’ultimo caso, un papa perderebbe automaticamente il suo potere, e ciò senza che sia emessa alcuna sentenza, poiché la Prima Sede (cioè la Sede di Pietro) non è giudicata da nessuno. … La ragione è che, cadendo nell’eresia, il papa cessa di essere membro della Chiesa. Chi non è membro di una società, ovviamente, non può esserne il capo”.
Matthaeus Conte a Coronata, Institutiones Iuris Canonici (1950): “Colui difatti che, apertamente, professa l’eresia si separa dalla Chiesa ed non è probabile che Cristo conservi ad un tale Pontefice indegno il suo primato sulla Stessa. Perciò, se il Pontefice Romano professa l’eresia, è privato della sua autorità prima di qualsiasi sentenza”.
La Chiesa cattolica si trova ora ad affrontare il suo dovere più importante: rendere pubblico se papa Francesco sia stato o meno un eretico manifesto. Non si può ignorare questo dovere mantenendo il silenzio o ricorrendo a mere frasi vuote.
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